artrosi

Artrosi, osteoartrosi

L`osteoartrosi è una malattia degenerativa delle articolazioni comune nell`adulto soprattutto in età avanzata ed è caratterizzata essenzialmente da un danno progressivo alla cartilagine articolare accompagnato dalla presenza di ipertrofia dell`osso sottostante.

Natura della malattia

La natura della malattia degenerativa delle cartilagini articolari è complessa. Nella articolazione ben funzionante, l’insieme rappresentato dalla cartilagine, dall’osso subcondrale e dalla capsula articolare dissipa i carichi imposti sulla articolazione stessa dall’appoggio del peso del corpo o dai movimenti che essa esegue. Gran parte di questo carico viene assorbito dalla cartilagine articolare, un tessuto dotato di proprietà meccaniche uniche di resistenza e di elasticità. Nelle lesioni degenerative caratteristiche dell’osteoartrosi queste proprietà della cartilagine sono in qualche modo alterate; è infatti a livello della cartilagine che si verificano i danni iniziali.

I vari autori non sono ancora giunti ad una conclusione univoca riguardo alla natura del difetto cartilagineo primitivo alla base della malattia. Nella cartilagine “”sana”” esiste una forma di collagene del tutto caratteristica, detta “”collagene II””, che è importante nel conferire al tessuto le sue proprietà meccaniche.
La cartilagine contiene inoltre molecole di proteoglicani che legano grandi quantitativi di acqua. La risposta della struttura proteoglicanica all’applicazione del carico meccanico consiste nella espulsione di tali molecole di acqua. Sembra che uno dei difetti cartilaginei fondamentali nella malattia osteoartritica sia proprio da ricercare a livello di questo meccanismo, che diverrebbe meno efficace.

Cause dell’osteoartrosi

Le cause della malattia sono sconosciute, anche se è stata dimostrata una significativa familiarità che fa pensare ad una predisposizione genetica; inoltre tale predisposizione è avvalorata dalla constatazione che fra gli ammalati di osteoartrosi ricorrono con maggiore frequenza che nella popolazione generale alcuni particolari antigeni HLA. Sul sottofondo genetico si trovano ad agire con maggiore o minore intensità le cause ambientali. É noto da tempo che tutte le situazioni che espongono le articolazioni ad un sovraccarico di lavoro costituiscono fattori predisponenti per l’osteoartrosi.

Un esempio classico, tratto dalla medicina del lavoro, è costituito dalla grande frequenza con cui le lesioni delle piccole articolazioni delle dita e delle grandi articolazioni degli arti superiori si manifestano in chi lavori per anni con strumenti vibranti del tipo del martello pneumatico. L’importanza dei fattori ambientali è confermata dal fatto che la malattia non si presenta praticamente mai nelle articolazioni sottoposte a riposo forzato, come quelle appartenenti ad arti paralizzati. Le articolazioni colpite da osteoartrosi si presentano con un aspetto anatomopatologico del tutto caratteristico.

Sintomi dell’osteoartrosi

La sintomatologia della osteoartrosi è caratteristica. Sono rilevabili due forme diverse della malattia, una primitiva ed una secondaria; in quest’ultima è possibile individuare una causa predisponente, mentre nella prima la malattia appare senza una causa ben individuabile. Il dolore è il sintomo fondamentale delle malattia. Si tratta di una dolorabilità in genere sorda e di grado non elevato, che compare soprattutto sotto sforzo e determina una rigidità delle articolazioni interessate soprattutto per effetto della contrazione riflessa della muscolatura circostante. Al mattino il paziente si alza con una sensazione di rigidità alle articolazioni ammalate; contrariamente ad altre patologie articolari in questo caso la rigidità è però di durata assai breve, scomparendo nel giro di pochi minuti per essere sostituita dal dolore. L’esame obiettivo dell’articolazione rivela la rigidità e la limitazione nei movimenti, ma non mette di solito in evidenza segni macroscopici di infiammazione; i contorni del segmento corporeo interessato possono essere alterati per l’allargamento delle ossa sottostanti determinato dagli osteofiti.

Una particolare forma della malattia è la localizzazione alle piccole articolazioni delle mani, che si manifesta con la comparsa di tumefazioni nodulari appunto in corrispondenza delle dette articolazioni. Un’altra localizzazione molto frequente è quella alla colonna vertebrale, soprattutto nella regione cervicale e in quella lombosacrale. La malattia determina modificazioni a carico dei dischi intervertebrali con conseguente erniazione del nucleo polposo; compaiono frequentemente osteofiti che assumono una caratteristica conformazione “”a becco di pappagallo””. Se gli osteofiti comprimono e danneggiano le radici spinali possono insorgere le caratteristiche algie. La localizzazione all’anca è anche frequente nell’anziano, e rappresenta probabilmente la forma maggiormente invalidante per la considerevole limitazione funzionale che determina. All’inizio il dolore compare soltanto durante il carico, e comporta uno zoppicamento notevole ed una impossibilità di camminare a lungo; più avanti il dolore compare anche a riposo e può disturbare seriamente il sonno notturno. L’osteoartrosi dell’anca compare di frequente come forma secondaria alla presenza di un difetto articolare congenito od acquisito, non efficacemente corretto; la prolungata applicazione di un carico distribuito in maniera non fisiologica è la causa prima delle alterazioni cartilaginee.

Diagnosi dell’osteoartrosi

La diagnosi della malattia è essenzialmente clinica e radiologica. La radiografia delle articolazioni interessate mette in evidenza la riduzione dell’interlinea articolare, la presenza di eburneizzazione superficiale dell’osso subcondrale, la comparsa di osteofiti e di geodi (pseudocisti), cioè cavità ossee presenti solo nelle forme più gravi di osteoartrosi.

I primi segni della malattia sono rilevabili all’esame microscopico della cartilagine sotto forma di perdita delle caratteristiche tintoriali normali ed aumento del numero dei condrociti, che tendono anche ad addensarsi a gruppi. La fase successiva consiste nella comparsa di fissurazioni cartilaginee che raggiungono, approfondendosi, l’osso sottostante. La cartilagine tende a sfaldarsi e a lasciare scoperte zone ossee; radiologicamente questo processo appare come una restrizione dell’interlinea articolare, in quanto la cartilagine, essendo radiotrasparente, contribuisce in maniera significativa alla costituzione dello “”spazio articolare””. L’osso sottostante la cartilagine si trova a poco a poco sottoposto ad un carico non fisiologico, in quanto l’azione ammortizzante della cartilagine viene meno. La risposta dell’osso subcondrale a tale situazione consiste nella formazione di sporgenze ossee composte da tessuto molto denso, “”eburneo”” per il caratteristico aspetto scuro che assume alla radiografia, dette osteofiti. Gli osteofiti si proiettano verso l’esterno oppure verso lo spazio articolare. Al disotto dello strato osseo superficiale indurito si vengono a formare delle zone di riassorbimento dette pseudocisti o “”geodi””. La membrana sinoviale e la capsula articolare rispondono a questa complessa situazione con un processo infiammatorio che ha molta parte nella produzione dei sintomi.