Ernia

Ernia

Per ernia si intende la fuoriuscita di un viscere o di parte di esso dalla cavità che normalmente lo contiene, attraverso un orifizio della parete di tale cavità, formatosi in seguito ad un processo patologico oppure naturalmente esistente.
Fuoriuscita di un organo o di una sua parte dalla cavità in cui è normalmente contenuto, attraverso un orifizio naturale o accidentale.

Le principali ernie sono a carico del diaframma (ernie diaframmatiche, tra cui l’ernia iatale), del disco compreso tra due vertebre (ernia del disco) e dei visceri addominali (ernia della parete addominale).

Come si forma l’ernia

Ernia è, quindi, il termine usato dai medici per definire quello che succede quando un organo, normalmente contenuto in una cavità del corpo, sporge in un’altra. Molte persone pensano che un’ernia sia qualcosa che si è rotto o è scoppiato mentre, in realtà, l’organo erniato è intatto. La più comune forma di ernia, per esempio, compare quando un’ansa dell’intestino e il suo rivestimento superficiale sporgono attraverso un punto debole della parete addominale per formare un rigonfiamento sotto la pelle. Questo rigonfiamento non è sempre presente, perché l’ansa può scivolare di nuovo nell’addome.

I diversi tipi di ernia sono classificati in base alla zona in cui insorgono. La zona più frequentemente colpita è l’inguine, e il tipo di ernia più comune è detto inguinale: i quattro quinti delle ernie sono inguinali.

Le ernie inguinali colpiscono quasi sempre gli uomini: possono insorgere nell’infanzia o, più frequentemente, negli uomini di mezza età o anziani. Un indebolimento dell’anello muscolare che circonda le diverse aperture naturali del cavo addominale, nell’inguine, la parte superiore interna della coscia, o a livello dell’ombelico, è alla base di tutte le ernie. Nel caso dell’ernia inguinale, per esempio, la debolezza dei muscoli è la causa principale sia delle ernie oblique che di quelle dirette.

Le ernie oblique sono le più comuni: in questo caso, l’ansa intestinale si spinge lungo il canale inguinale. Il tipo diretto si forma quando l’ansa intestinale scende a forza attraverso le fibre muscolari che circondano il canale inguinale. A volte, si forma così un rigonfiamento nell’inguine. Nel caso delle ernie femorali, o crurali, i punti più deboli sono il canale e l’anello femorali.

Le ernie in generale vengono descritte dal punto di vista morfologico come dotate di un fondo (corrispondente alla parte più sporgente del viscere implicato nella fuoriuscita), di un corpo e di un colletto, situato a livello dell’orifizio dal quale l’ernia sporge. Molte ernie (ad esempio quelle della parete addominale che verranno descritte fra poco) sono dotate di un sacco erniario, un rivestimento completo formato da una membrana che fisiologicamente avvolge visceri e che viene spinta fuori della cavità assieme al viscere erniato.

Ernie interne

Si parla di ernia interna quando un viscere penetra in una delle cavità naturali secondarie presenti all’interno dell’addome: in questo caso il viscere si sposta dalla sua posizione normale pur restando nel cavo addominale. Questo tipo di ernia è piuttosto raro, ma importante, perché le ernie interne vanno facilmente incontro a strozzamento, provocando un’occlusione intestinale. I sintomi dell’ernia interna sono piuttosto vaghi; a volte questa anomalia provoca dei disturbi digestivi, a volte non si manifesta con alcun sintomo, e l’occlusione intestinale insorge improvvisa. Le ernie interne si insinuano sempre in due fossette presenti nel cavo addominale: la retrocavità degli epiploon e il recesso duodenodigiunale.
La prima è situata posteriormente al duodeno: di solito un ansa del tenue passa in questa fossa rasentando il margine del legamento che unisce il fegato al duodeno.

L’altra fossetta è situata nel punto in cui la vena mesenterica inferiore passa ad arco sull’intestino, nel punto di confine fra duodeno e digiuno; questa cavità è presente nel cinquanta per cento delle persone e spesso è tanto ampia da contenere diverse anse del tenue. Altre volte le ernie interne possono costituire una complicazione tardiva di interventi chirurgici: questo avviene quando le brecce aperte dal chirurgo nei legamenti addominale non sono state completamente suturate. Le anse dell’intestino possono facilmente penetrare in queste brecce e vi restano intrappolate: queste ernie interne vanno quasi costantemente incontro a strozzamento.

Le operazioni che maggiormente predispongono alla formazione di queste ernie sono quelle che richiedono l’apertura del legamento che unisce lo stomaco al colon trasverso, o la fascia di tessuto che unisce il colon trasverso alla parete posteriore delI’addome; altrettanto pericolosi sono gli interventi sui legamenti larghi dell’utero o sui legamenti situati a lato del colon sigmoideo, il tratto di intestino che precede il retto. Le ernie interne sono una complicazione relativamente frequente degli interventi di isterectomia cioè di asportazione dell’utero.

Sintomi dell’ernia

Il primo sintomo dell’ernia è la comparsa di una piccola protuberanza o rigonfiamento sull’inguine (oppure sull’ombelico o su una vecchia cicatrice chirurgica sull’addome, a seconda del tipo di ernia). Il rigonfiamento non è, però, sempre presente: se si sta compiendo uno sforzo, per esempio lavorando in giardino, o se si dà un violento colpo di tosse, si può sentire scendere l’ernia; se invece ci si stende per un’ora o più, o quando si va a dormire, l’ernia scompare solo temporaneamente. L’ernia tende a diventare sempre più grande e ad estendersi e può raggiungere dimensioni tali da essere sempre evidente, anche quando ci si alza dal letto al mattino. Può dare un po’ fastidio ed essere indolenzita, anche se non provoca un vero e proprio dolore, finché non si strangola.

Lo strangolamento dell’ernia è la complicazione più grave: quello che avviene è che l’ernia si torce, si gonfia o resta intrappolata da un anello muscolare contratto. Il risultato è che l’intestino si ostruisce e, ancora peggio, che l’afflusso di sangue all’ansa strozzata è interrotto: se non si interviene d’urgenza con un’operazione chirurgica, il tratto di intestino può andare in cancrena.

I sintomi dello strangolamento sono un dolore acuto, e il completo blocco dell’intestino se c’è occlusione; il rigonfiamento dell’ernia è dolente alla palpazione, e l’ammalato si sente sempre peggio. La comparsa di questi sintomi in un paziente portatore di un’ernia richiede un immediato ricovero in ospedale e un intervento chirurgico d’urgenza per liberare l’ernia strozzata.

Diagnosi dell’ernia

Se il medico sospetta la presenza di un’ernia della parete addominale, può confermare la sua diagnosi con una semplice prova: facendo stare in piedi il paziente e chiedendogli di tossire può vedere se questa manovra provoca un aumento di pressione all’interno del rigonfiamento; se questo si espande, è certamente un’ernia. Questa manovra serve anche a rendere visibile un’ernia nascosta. Se il rigonfiamento è evidente, il medico deve controllare se è riducibile, cioè se può essere fatto rientrare, almeno in parte, nell’addome quando il paziente è disteso. Le complicazioni possono essere prevenute con una dieta adeguata, e con un moderato esercizio fisico se il paziente è obeso.

Terapia e cura dell’ernia

L’unica terapia risolutivaè quella chirurgica. L’ernia e il suo contenuto sono ricondotti al posto giusto all’interno dell’addome, e il foro o la fessura attraverso i quali erano fuoriusciti vengono ricuciti. Se i muscoli e i tessuti della parete addominale sono troppo deboli per ripararsi efficacemente, può essere necessario eseguire un trapianto, – prelevando il tessuto da un’altra parte del corpo. Può anche essere utile un cinto erniario, una cintura chirurgica con un cuscinetto che sostiene il punto debole. Nel caso delle ernie ombelicali congenite, è meglio aspettare qualche anno prima di eseguire l’intervento chirurgico correttivo: infatti queste ernie tendono, in molti casi, a guarire spontaneamente.

In questo caso è particolarmente consigliabile l’applicazione di un cinto erniario, che può favorire la guarigione dell’ernia: per ottenere un buon risultato è necessario che il cuscinetto che comprime l’ernia sia piatto, perché un cuscinetto conico affondato nell’anello ombelicale può solo ritardarne la chiusura. Se la guarigione dell’ernia ombelicale non è completa dopo i cinque anni, si rende necessaria la correzione chirurgica. Completamente diverso è il caso delle ernie del funicolo ombelicale, anch’esse congenite, che devono invece essere corrette chirurgicamente nelle prime ore dopo la nascita, per prevenire la comparsa di gravissime complicazioni, tra cui la rottura del sacco erniario.

Tipi di ernia

ernia parete addominale

Fuoriuscita di una piccola parte del contenuto addominale attraverso la parete dell’addome.

L’ernia è costituita tanto dal “sacco erniario”, formato dalla porzione del peritoneo che sporge al di fuori dell’addome, la cui base p rende il nome di colletto, quanto dal suo contenuto viscerale (frammenti di omento, di intestino, talvolta di colon e in via eccezionale l’appendice o l’ovaio).
Un’ernia ombelicale si manifesta con una sporgenza in molti casi voluminosa, che deforma la parete addominale indebolita.
L’ernia inguinale, più frequente nell’uomo, sporge dalla piega dell’inguine, vicino allo scroto, nel quale può scendere.
Le ernie si distinguono in base alla loro localizzazione.

Ernia crurale

Più frequente nella donna obesa, è caratterizzata da una piccola sporgenza a livello dell’inguine, nella zona sottostante l’a rcata in cui l’arteria e la vena femorali passano dall’addome alla coscia.
Ernia inguinale
Frequente soprattutto negli uomini, è localizzata nella regione inguinale, sopra il pube. L’ernia detta diretta o acquisita è imputabile a un indebolimento della parete muscolare, a sua volta dovuto all’età avanzata o alla denutrizione; è favorita dall’obesità e può essere indotta da uno sforzo. L’ernia congenita, detta obliqua esterna, si osserva a tutte le età, anche nei primi mesi di vita, ed è dovuta alla persistenza o all’obliterazione parziale del dotto peritoneo vaginale (estroflessione del peritoneo che ricopre l’interno della cavità addominale), che nel maschio accompagna il testicolo nella sua discesa verso lo scroto e, nella femmina, forma il legamento rotondo dell’utero verso le grandi labbra. Nell’uomo, talvolta l’ernia scende nello scroto, e in tal caso viene detta inguinoscrotale.

Ernia ombelicale dell’adulto

Frequente nelle donne e nei soggetti obesi, si manifesta con una sporgenza spesso voluminosa a livello dell’ombelico, forma ta da una porzione di intestino. Nel bambino è in genere piccola e tende a scomparire spontaneamente.

L’ernia forma una tumefazione più o meno voluminosa sulla parete dell’addome, nella regione inguinale; può essere appena v isibile o sporgere solo in alcuni momenti. Esce o aumenta di vo lume quando la pressione addominale cresce (per esempio con la t osse); è riducibile, è cioè facile farla rientrare, è morbida al tatto e nella maggior parte dei casi indolore.

L’ernia rischia tuttavia di complicarsi all’improvviso a causa di uno strozzamento; se è formata da un frammento di intestino, la compressione di tessuti e vasi a livello del colletto può provocare un’ostruzione intestinale (blocco del transito, vomito, gonfiore).
In tal caso l’ernia risulta sporgente in permanenza, dolorosa e non più riducibile, e rimane dura e sensibile alla palpazione, segni cui si aggiungono quelli di un’ostruzione intestinale (vomito degli alimenti, poi di bile verdastra, gonfiore, mancata emissione delle feci).

I cinti erniari sono poco o per nulla efficaci. L’intervento chirurgico (erniorrafia) è l’unico trattamento dell’ernia.

Ernia iatale

L’ernia iatale è dovuta alla risalita della parte inferiore dell’esofago (vicina al cardias) e della parte superiore dello stomaco, attra verso un orifizio del diaframma normalmente riservato all’esofago. La sua causa è sconosciuta, ma l’obesità è un fattore predisponente. L’ernia in sé non dà sintomi, ma può essere una causa del reflusso gastroesofageo, il quale si manifesta in alcuni casi con sensa zione di bruciore che risale verso la bocca, quando si è in una posizione inclinata in avanti o distesa, e che rischiano di evolvere in esofagite (infiammazione) o stenosi esofagea. Il quadro può essere complicato da ulcerazioni, responsabili di sanguinamenti acuti o cronici in particolare a livello dell’orifizio esofageo del diaframma, e più raramente, da disturbi cardiorespiratori. L’esofagite può fa vorire la comparsa di un cancro.