Flebite, tromboflebite

Flebite, tromboflebite

La flebite è l`infiammazione acuta di una vena; si complica facilmente con la tromboflebite, la tendenza alla formazione di trombi (coaguli intravasali), all`interno della vena infiammata.
Sul polpaccio, gonfio e dolorante, si osserva una stria rossastra che rivela il segmento di vena infiammata. – tromboflebite

Tromboflebite

In realtà non è possibile separare nettamente il processo infiammatorio che colpisce la parete della vena dalla tendenza a formare trombi al suo interno. La superficie endoteliale in preda all’infiammazione infatti libera mediatori che determinano l’adesione di piastrine e la conseguente cascata di eventi che portano alla formazione del trombo. É più corretto parlare di flebo-trombosi, quando predomina l’aspetto di formazione dei trombi; e di trombo-flebite, quando invece è preminente l’infiammazione. Non sempre è facile porre questa distinzione: i confini fra le due forme possono essere piuttosto indistinti. Comunque, in genere la trombosi esordisce in modo subdolo, mentre la tromboflebite si manifesta con segni locali e generali di infezione.

Descrizione della flebite

Creazione di un trombo all’interno di una vena, a volte associato all’infiammazione della parete venosa. Una flebite ha come conseguenza l’arresto del flusso sanguigno nella vena os truita e un’iperpressione vascolare a monte del trombo. Può essere superficiale o profonda: la flebite a livello di una vena situata in profondità negli arti inferiori è la più frequente.

Quando una persona passa troppo tempo a letto o imm obile si può formare un trombo: per esempio in seguito a un intervento chirurgico, soprattutto se coinvolge la pelvi o gli arti, o dopo un parto.
Può anche sopraggiungere a causa dell’immobilizzazione di un arto con un gesso o in seguito a compressione, prolungata o meno, di una vena (per esempio, nella donna, alla fine della gravidanza o dopo un lungo volo aereo durante il quale il soggetto non si è mai mosso dal proprio posto). Un trauma o un cateterismo cardiaco per via venosa possono causare una stasi (flusso rallentato o arrestato) oppure un’irritazione della parete venosa.

A volte all’origine di una flebite vi sono anomalie genetiche o acquisite dell’emostasi (insieme di fenomeni fisiologici che portano all’arresto di un sanguinamento), della coagulazione o della fibrinolisi (disgregazione della fibrina, responsabile dello scioglimento dei trombi). Le possibili anomalie genetiche sono numerose: la più frequente è la resistenza alla proteina C attivata, ma possono aversi anche una carenza di proteina S o C, iperomocistinemia o mutazione del gene della protrombina.

La pillola anticoncezionale e il trattamento ormonale sostitutivo della menopausa sono fattori che favoriscono l’insorgenza di una flebite.
Ma questa patologia può essere legata anche a una malattia del sangue (leucemia, poliglobulia ecc.) o del cuore, soprattutto se aggravata da un’insufficienza cardiaca, oppure a un tumore.

Sintomi della flebite

In caso di flebite profonda di un arto inferiore, il soggetto avverte dolori spontanei o indotti dalla palpazione del polpaccio, e percepisce una sensazione locale di calore. La gamba coinvolta si gonfia.
A questi segni unilaterali possono associarsi febbre e un aum ento del ritmo cardiaco. Più raramente, un trombo può essere presente nelle vene sottocutanee. Se queste si induriscono e si infiammano lungo uno dei loro segmenti, si parla di flebite superficiale. In entrambi i casi, la diagnosi viene confermata con un eco-Doppler venoso o con una flebografia.
Il trombo può estendersi progressivamente, ostruendo la circolazione sanguigna. Si sviluppa allora una circolazione secondaria, a partire dalle vene secondarie, drenante in modo efficace il sangue che arriva a monte del restringimento. La vena occlusa dal trombo può, in alcuni casi, liberarsi spontaneamente.

Il coagulo formatosi può anche frammentarsi per migrare improvvisamente verso la vena cava o le cavità cardiache di d estra e bloccarsi in una ramificazione dell’arteria polmonare, provocando un’embolia polmonare. Complicanze di questo tipo sono conseguenza di flebiti profonde non curate o identificate in ritardo.
Talvolta, poi, sintomi come edemi, problemi trofici (relativi all’alimentazione dei tessuti), varici (per esempio un’ulcera della gamba) possono rientrare nell’ambito della cosiddetta malattia postflebitica.

Cause della flebite

Le cause delle flebiti sono molteplici. Una vena può andare incontro ad un processo infiammatorio per cause infettive, quando nei suoi pressi abbia luogo una infezione che si propaghi per continuità o contiguità alle strutture della parete della vena. In questo caso la tendenza a formare trombi sarà assai spiccata, in quanto l’endotelio vasale viene ad essere profondamente alterato. Una forma molto comune di flebite è quella, che colpisce le vene safene, soprattutto nelle persone che hanno la tendenza a soffrire di varici; le vene si fanno dolenti, distese, la cute sopra di esse si arrossa. Necessitano riposo a letto e farmaci antinfiammatori. Pericolose invece sono le flebiti delle vene profonde del polpaccio, frequenti nelle persone anziane e nei pazienti post-operatori. Da queste flebiti possono partire emboli che determinano gravi episodi di embolia polmonare.

Terapia e cura della flebite

Per effettuare un trattamento corretto è importante non tanto la distinzione fra flebotrombosi e tromboflebiti, che tendono del resto a evolvere l’una nell’altra, quanto fra lesioni delle vene profonde e superficiali. Le prime, che interessano le vene profonde degli arti e quelle pelviche, sono più pericolose e vanno trattate con maggiore energia. Le persone affette da flebiti profonde devono restare a letto, e la terapia è basata sulla somministrazione di anticoagulanti, prima eparina e poi anticoagulanti orali, di antibiotici a largo spettro e di antinfiammatori. Bisogna tenere presente che molti antinfiammatori hanno di per sè un’azione anticoagulante (per esempio, l’acido acetilsalicilico o l’indometacina) e, quindi, vanno dosati con molta precisione; è poi utile la terapia diuretica e la medicazione locale con impacchi caldo umidi. Dopo qualche giorno di riposo a letto, il paziente può iniziare a muoversi per casa: l’arto deve essere fasciato con un bendaggio elastico. Una volta scomparsi i sintomi più acuti, è possibile ridurre la terapia; il trattamento anticoagulante deve però essere proseguito per più mesi, e l’uso del bendaggio elastico è sempre consigliabile. In alcuni casi selezionati è possibile eseguire un intervento chirurgico di asportazione della lesione trombotica. Le tromboflebiti superficiali sono molto meno preoccupanti: la terapia è basata sulla somministrazione di anticoagulanti e antinfiammatori; a volte è sufficiente la terapia a base del solo acido acetilsalicilico, che ha un’azione combinata antinfiammatoria e anticoagulanlte. Anche in questo case è molto utile il bendaggio elastico. In alcune forme di flebite migrante associata a infiammazione delle arterie, è utile la somministrazione di cortisonici.

Le flebiti profonde devono essere trattate d’urgenza con anticoagulanti (eparina, seguita dall’antivitamina K). Dopo che la flebite è guarita, l’arto coinvolto viene avvolto in una fasciatura elastica detta di contenimento, in modo da evitare l’insorgenza di varici. Una flebite superficiale richiede un trattamento antinfiammatorio non urgente.

Prevenzione della flebite

E’essenziale e si basa su misure semplici come eseguire contrazioni muscolari volontarie e ripetute sotto il gesso, limitare il più possibile la durata della degenza a letto (per esempio dopo un parto) e avviare una terapia anticoagulante preventiva in tutte le circostanze a rischio.